Non è che sono di nuovo innamorato. Ho delle amiche, bellissime sintonie comiche. E vedere con loro film come Manhattan comporterebbe saltar loro addosso come atto di onestà intellettuale. Quindi mi trattengo dal farlo, Primavera permettendo.
In Sicilia i partiti politici sono due, la mafia e l'antimafia.
Ciascuno di essi comprende circa un quarto della popolazione, il resto
ondeggia. Ma il partito dell'antimafia, in queste elezioni, non
esiste. Ciascuno dei suoi notabili, persino dei più coraggiosi, in un
momento o nell'altro ha deciso di correre da solo. Non s'è stata la
lista Borsellino-Crocetta-Lumia-Fava e nemmeno - come due anni fa - la
bandiera Borsellino. Ognuno (appoggiato a una forza esterna) per sè, e
Dio per tutti. Il partito della mafia invece è rimasto unito.
Eppure sarebbe stato esattamente il momento di farlo, il fronte
antimafioso: la gente s'era pur mossa, a Palermo, contro Cuffaro; e
già una breccia era aperta nel fronte avverso, coi giovani di destra
schierati per la prima volta contro Cuffaro. Nessuno ha voluto
cogliere l'occasione. S'è preferito "far politica" nel senso più
perdente della parola. Due anni fa l'antimafia portò al centrosinistra
un aumento di circa l'otto per cento, dopo una campagna allegra ed
entusiasta (con molti giovani, fra cui quelli del Rita Express,
stupidamente trascurati dopo).
dalla Catena di San Libero, n.358, che qui apprezziamo tanto






